
I momenti difficili si superano meglio insieme. Per il mese di Novembre ci troviamo su Zoom, ore 20, nei giorni in calendario. Chi volesse partecipare scriva a lambratekendoclub@gmail.com per avere il link di accesso.
In base al nuovo DPCM (art. 6.f e 6.g) la pratica della nostra disciplina è consentita poiché la Parma Kendo Kai è una A.S.D. affiliata alla Confederazione Italiana Kendo e riconosciuta dall’Ente di Promozione Sportiva CSEN. La Parma Kendo Kai continua la sua pratica nel pieno rispetto della normativa grazie alla palestra Squashinn che dal 2016 ospita i nostri corsi.

Il primo mese di pratica dell’anno è andato e.. per ora tutto bene. Il rispetto delle norme anticontagio non ha condizionato particolarmente le nostre attività di pratica, che con alcuni accorgimenti, dal distanziamento, all’utilizzo di dispositivi di protezione all’interno delle armature ci hanno permesso di allenarci regolarmente.

Siamo molto contenti di aver avuto tanti nuovi principianti, tanto che per rispettare il limite di capienza della sala di allenamento abbiamo dovuto opzionare un terzo giorno di pratica settimanale. Abbiamo quindi il lunedì dedicato agli avanzati, il martedì ai principianti e il giovedì alla pratica dei due gruppi insieme, mantenendo sempre l’orario dalle 21:00 alle 22:30.


Ci sentiamo comunque dei privilegiati visto che all’interno del gruppo nessuno dei ragazzi ha contratto il virus e la natura stessa della nostra pratica ci permette di strutturare degli allenamenti nei quali, con gli accorgimenti citati sopra, riusciamo ad allenarci in sicurezza.

Per chi è curioso di sapere dove abbiamo preso la mascherina segua il link sotto.
https://www.kendo24.com/ruestungen/massgefertigt/corona-protektor-men

La data di inizio del corso si avvicina sempre di più, mancano infatti pochissimi giorni al 1°Settembre e visto che non sarà un anno qualunque, facciamo in questo articolo il punto delle cose da fare per poter partecipare agli allenamenti:
Prima ancora di entrare in dojo:
Durante la pratica:
Sanificazione degli spazi:
Spogliatoio e docce:
Quota per l’anno 2020/2021:
Un titolo immersivo e coinvolgente, non senza difetti

Giappone, 1274.
L’esercito mongolo sbarca sull’isola di Tsushima, per usarla come testa di ponte per l’invasione di tutta l’isola nipponica.
Il jito lord Shimura guida l’esercito dei difensori, ma è chiaro da subito che lo spietato Kothun Khan, comandante delle forze mongole, ha fatto i compiti a casa ed è venuto preparato allo scontro contro l’esercito dei samurai, conoscendo bene le tattiche e la filosofia dei guerrieri giapponesi riesce velocemente a sbaragliarli grazie a tattiche disonorevoli e all’utilizzo della polvere da sparo.
La battaglia per la difesa di Tsushima si risolve in un massacro per l’esercito dei samurai e la cattura di Lord Shimura.
Sopravvissuto allo scontro iniziale, il giovane Jin Sakai, nipote di Lord Shimura, affronta coraggiosamente il Khan nel tentativo di salvare lo zio, ma le cose vanno male e il samurai viene sconfitto, precipitando in mare e ritenuto morto.
Viene invece salvato dalla ladra Yuna, che mossa da interessi personali insegnerà a Jin qualche nuovo trucco per avere la meglio dei mongoli.
Così inizia la storia di Ghost of Tsushima, l’ultimo gioco di Sucker Punch per Playstation 4.
Lo Spettro di Tsushima
Il gioco inizia qui, nei panni dell’affranto Jin Sakai che, riconosciute le deficienze nel codice di condotta dei samurai, dovrà studiare delle nuove tattiche per salvare lo zio, vendicarsi del Khan e cacciare i mongoli via dall’isola.
La trama si dipana per tre atti, la storia è avvincente e ricca di colpi scena, alcuni davvero drammatici, con il giovane Lord Sakai che dovrà trovare alleati e risorse per combattere i mongoli, vivendo al contempo un feroce conflitto interiore per cercare di coniugare il bushido, il severo codice dei samurai che Jin ha imparato a seguire per tutta una vita, e con quello che è necessario fare per sconfiggere i nemici, ovvero usare tecniche disonorevoli per sorprendere gli agguerriti nemici.

Immergersi Nell’Atmosfera e Nel Paesaggio
Appare chiaro fin da subito che il lavoro svolto dagli svilpuppatori è eccellente, il protagonista si muove in un contesto credibile e pulsante di vita.
La mappa da esplorare è enorme, artisticamente molto ispirata, capiterà fin troppo spesso a fermarsi durante una missione o l’esplorazione a fissare a bocca aperta la magnificenza che compare a schermo.
Il Giappone presentato da Sucker Punch è incredibilmente plausibile e vibrante, evidentemente frutto di un accurato studio, non sorprende infatti che il gioco stia andando benissimo proprio in terra nipponica, dove di fatto sembra che venga apprezzata quella che è de facto una dichiarazione d’amore per la cultura giapponese, e non solo quella legata a katane e samurai.
Tutto è integrato sapientemente nel gioco, dalle formali interazioni sociali, le tipiche costruzioni architettoniche, i giardini curati, gli abiti dei personaggi.
I paesaggi suggestivi sono interrotti solo dai campi di battaglia, dagli occasionali corpi massacrati, bruciati, impalati e impicatti agli alberi, un severo monito al giocatore, un memento della ferocia del nemico che siamo chiamati ad affrontare.
Tecnicamente Eccelso
Sebbene non regga il passo con produzioni recenti come ad esempio The Last of Us 2, con cui GoT condivide la finestra di uscita, è dal punto di vista artistico che il gioco di Sucker Punch colpisce nel centro: se sembra inferiore ad un mero conteggio dei poligoni a schermo, tutto è amalgamato con grande maestria, ogni cosa studiata con attenzione per garantire una grande immersività, come ad esempio l’interfaccia utente, poco invasiva e che compare solo nei momenti di bisogno, e alla geniale trovata del vento per indicarci la direzione da seguire per arrivare a destinazione.
Anche per quanto riguarda il combat system è chiaro che il lavoro svolto è più che adeguato, sebbene non sia all’altezza dei soulslike di From Software, è comunque funzionale e fluido, senza arrivare ai livelli di masochismo da testicoli chiusi nel cassetto di Sekiro, ai livelli di difficoltà più elevati costringe il giocatore a sudare le proverbiali sette camice per aver ragione dei gruppi di nemici più affollati.
Il senso di progressione del personaggio regala grande soddisfazione, durante l’avventura potremo infatti raccogliere diversi materiali che serviranno per migliorare armi e armature che sbloccheremo durante il gioco.
Menzione d’onore per le side quest, solitamente relegate a ruolo secondario per allungare il brodo insipido della trama principale, in Ghost of Tsushima diventano invece quasi essenziali da portare a termine, se le quest mitologiche sono importanti per acquisire armature e tecniche devastanti, quelle secondarie degli alleati sono imperdibili per capire i dilanianti drammi vissuti dai comprimari che ci accompagnano nella nostra avventura, come rararamente ci era successo di vedere in titoli del genere.

Non Senza Difetti
Sebbene gestito in maniera impeccabile, è chiaro come l’hardaware PS4 sia ormai al canto del cigno, il campo visivo ad esempio, sebbene l’orografia variegata serva quasi sempre a mitigare i limiti della macchina, ci sono casi, come ad esempio le isole più lontane che sono brutalmente troncate dai limiti del fow. Ci chiediamo se non fosse stato più opportuno evitare di inserirle.
Il terzo atto ci è sembrato un po’ troppo corto se paragonato ai due precedenti, l’impressione è che si sia voluto tagliare troppo bruscamente una storia che fino a quel momento aveva un ritmo ben preciso, e che abbia subito una brusca accellerazione sul finale. Niente di drammatico, ma fastidioso.
Ma il vero grosso difetto di Ghost of Tsushima è nella stessa natura del gioco, il fatto è che la trama viaggi su binari prestabiliti e il giocatore faccia solo da passeggero nel viaggio verso il finale univoco.
Non ci sarebbe dispiaciuto un gioco con finali alternativi, con le scelte del giocatore determinanti al fine della trama, come ad esempio in Infamous: Second Son, sempre di Sucker Punch, con la possibilità di fare di Jin uno shinobi, un samurai, o un mix di entrambi.
Scelta questa che mina anche la rigiocabilità del titolo: una volta ottenuti tutti i trofei sbloccabili, la maggior parte dei quali portando a termine la campagna principale in una cinquantina di ore, non avrete motivo per tenere il gioco ad occupare spazio nel vostro hard disk.

Concludendo
Ghost of Tsushima è una dichiarazione d’amore per il Giappone e la sua cultura: non è un caso che sebbene il gioco sia localizzato in inglese e in italiano, è sicuramente più godibile con l’audio in lingua giapponese, clamorosa anche la possibilità di giocarlo in bianco e nero, con risoluzione volutamente sgranata in omaggio al cinema del grande Akira Kurosawa.
Davvero un peccato che pochi accorgimenti avrebbero potuto portare questo titolo nell’Olimpo della storia dei videogiochi, facendone una pietra miliare.
Anche cosi rimane comunque un titolo godibilissimo, irrinunciabile per chi ama i titoli open world e la cultura giapponese.
Andrea
Le città sono più belle dopo mezzanotte? Liam Wong ha passato un mese uscendo per la capitale Giapponese dopo le 00:00 per catturarne il lato oscuro, illuminato dalle insegne dei quartieri commerciali o dalle lanterne dei locali stretti fra i grattacieli. Luci al Neon, pioggia, arcobaleni di sfumature viola e blu elettrico che si riflettono nelle pozzanghere. Cavi elettrci, trasformatori, condensatori e unità esterne dei condizionatori, tassisti notturni e ombrelli di plastica. Se vi siete emozionati per le architetture e le atmosfere di Blade Runner, Akira, Ghost in the shell, Enter the Void, allora vale la pena prendere fra le mani questo libro.
Ma chi è Liam Wong? Art Director alla Ubisoft Montreal, dopo essersi laureato alla Abertay University a Dundee – Scozia e un’infanzia passata a giocare a videogame e a guardare anime, ha scoperto dopo il suo primo viaggio in Giappone, un’amore profondo per Tokyo. Questo lo ha spinto a tornare, armato di macchina fotografica, per dare vita al progetto di TO:KY:OO.
Il libro ha anche una prefazione curata dal suo grande amico Hideo Kojima.
C’è un’intera sezione dedicata alla teoria della composizione e dell’utilizzo della luce nelle foto scattate.
Il libro lo potete acquistare presso il suo sito, oppure sulle piattaforme solite di e-commerce (ibs, amazon ecc)
Liam ha anche un account Instagram


Cari amici, siamo arrivati in fondo a questo travagliato anno di Kendo, il piacere di potersi allenare in armatura negli ultimi appuntamenti ci ha veramente tirato su il morale, dopo i mesi del lockdown e le settimane passate ad allenarci da soli.
Ma più importante è stato l’impegno profuso da tutti i ragazzi in questi giorni difficili. L’energia che si è vista nel rivederci e ritornare ad impugnare le shinai per combattere insieme è stata straordinaria.
Questo dimostra come lo spirito che anima il nostro gruppo non sia circoscritto solo alla volontà di raggiungere obiettivi a breve termine (la medaglia, il dan, battere il mio parigrado ecc), ma sia un “enzan no metsuke”, quindi un guardare una montagna lontana. Prendere quindi il Kendo come qualcosa ad ampio respiro che aiuti a coltivare la nostra crescita come persone e ci migliori nello stare con gli altri, ma soprattutto con noi stessi.
Ringraziamo anche i ragazzi della Squashinn che ci permettono di praticare in sicurezza, occupandosi della sanificazione degli spazi e per aver riaperto i battenti non appena fosse stato possibile.
Come avrete già letto nelle apposite sezioni, questo sarà un anno particolare: abbiamo infatti deciso di dimezzare la quota per il corso annuale, da 400 € a 200€, in maniera da non pesare sulle tasche dei nostri soci. Come Parma Kendo Kai vogliamo fare la nostra parte in questo momento difficile.
L’anno 2020-2021 partirà martedì 1 settembre, gli orari e i giorni rimarranno gli stessi: martedì e giovedì dalle 21:00 alle 22:30.
Tel e WhatsApp. 3491595885
Mail. parmakendokai@libero.it
Pubblichiamo il comunicato della regione in merito alla ripresa degli sport di contatto, con relativo collegamento alla circolare specifica.
Da domani, sabato 18 luglio, via libera anche in Emilia-Romagna alla pratica degli sport, anche di contatto, se le Federazioni sportive nazionali, le Discipline sportive associate e gli Enti di promozione sportiva abbiano provveduto a emanare protocolli di prevenzione o riduzione del rischio di diffusione del Covid-19 durante l’attività.
E quanto prevede la nuova ordinanza firmata oggi dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini.
Per gli eventi organizzati, l’ordinanza prevede dunque il rispetto dei contenuti dei rispettivi protocolli e raccomanda alla società sportiva di testare i suoi tesserati con test sierologico entro 72 ore dall’evento, comunicando le eventuali positività al Dipartimento di sanità pubblica competente territorialmente per l’esecuzione del tampone e invitando lo sportivo a mantenere l’isolamento fino al risultato del tampone. Vengono inoltre raccomandate verifiche sierologiche periodiche.
Le società sportive sono tenute a mettere a conoscenza gli iscritti dei contenuti dei protocolli emanati dalle Federazioni sportive nazionali, Discipline sportive associate ed Enti di promozione sportiva.
Per quanto riguarda le pratiche sportive al di fuori di eventi organizzati, svolte da non iscritti a società sportive, l’ordinanza impone a tutti i praticanti di esercitare la propria responsabilità personale, a tutela della propria salute, invitando anche i non tesserati ad attenersi alledisposizioni dei protocolli delle Federazioni, reperibili sui rispettivi siti e sul sito del Coni all’indirizzo https://www.coni.it/it/speciale-covid-19.
Gli impianti sportivi che ospitano sport di contatto sono inoltre tenuti ad affiggere una idonea cartellonistica, e saranno effettuati controlli per l’accertamento di violazioni.
Mantenendo le dovute distanze, abbiamo ripreso gli allenamenti bi-settimanali in dojo. Passateci a trovare!

Con l’allentarsi delle misure di confinamento abbiamo iniziato a trovarci al Parco Sul Naviglio per fare ginnastica e suburi insieme, mantenendo le dovute distanze di sicurezza. L’andamento dei contagi e il calendario delle aperture, ci fa ben sperare per settembre, come nel comunicato che avevamo diffuso ad inizio lockdown.
Anche se “il dojo è ovunque ci siano praticanti” noi speriamo di tornare nella nostra casa il prima possibile per indossare nuovamente l’armatura per divertirci e migliorare insieme.


