La Parma Kendo Kai augura a tutti buone feste.
In qesti giorni ci alleneremo nelle seguenti date
– Giovedì 23 Dicembre
– Martedì 28 Dicembre
– Martedì 4 Gennaio
Per riprendere la pratica regolare dalla seconda settimana di gennaio.

La Parma Kendo Kai augura a tutti buone feste.
In qesti giorni ci alleneremo nelle seguenti date
– Giovedì 23 Dicembre
– Martedì 28 Dicembre
– Martedì 4 Gennaio
Per riprendere la pratica regolare dalla seconda settimana di gennaio.






Il 27 luglio sarà l’ultimo allenamento dell’anno 2020-2021, il secondo anno di Kendo che viviamo in maniera intermittente a causa del Covid.

Possiamo comunque dirci fortunati ad essere riusciti a praticare 7 mesi e mezzo su 11 e anche se la normalità è ancora lontana, siamo sereni nell’affermare che a settembre ripartiremo sicuramente con gli allenamenti.

Ecco quindi le info relative al nuovo anno:
Data inizio delle lezioni: Giovedì 2 Settembre.
Martedì e Giovedì dalle 21:00 alle 22:30 presso la palestra Squashinn in via Rapallo n.7 a Parma. I nostri allenamenti iniziano a settembre e si concludono a luglio dell’anno successivo.
Le lezioni di prova gratuita prima di finalizzare l’iscrizione sono sempre 4.
Abbiamo una buona scorta di attrezzatura dell’associazione da poter dare in uso gratuito ai nuovi principianti prima che ne acquistino una propria.
Tema Green Pass: per il momento dal ministero confermano l’obbligatorietà per poter praticare.
Quota Associativa: 250 € per tutto l’anno di pratica + assicurazione e tessera cik (15€per i principianti, 45 € per i Kyu, 65 € per i Dan)
Accettiamo iscrizioni dagli 8 anni in su.
Per poter praticare servono: il certificato medico per la pratica agonistica oppure quello per la pratica non agonistica. Consigliamo sempre l’agonistico, visto che vengono fatti più esami.

Con la sospensione della pratica in palestra è il momento giusto per recuperare vecchi e nuovi libri sul Kendo. Rileggersi un po’ di quello che si ha già sugli scaffali e andare alla ricerca delle nuove uscite.
Circa una settimana fa è uscito sulla piattaforma Amazon Kindle, Una Nuova Visione, di Christian Filippi. Per chi non lo conoscesse, Filippi è 6°dan renshi di kendo, laureato in scienze motorie, è insegnante responsabile per i dojo del Cus Verona Kendo e dello Shoryukan Piacenza, arbitro internazionale ed ex membro di lungo corso della nazionale italiana.
Il libro è breve (una settantina di pagine), ma forse questo è il suo maggior pregio, poiché permette di passare in rassegna svariati argomenti, la cui trattazione approfondita richiederebbe interi manuali, componendo una “visione” della metodologia proposta. La conoscenza derivante dagli studi delle scienze motorie (dalla preparazione fisica al coaching) può essere integrata in maniera profittevole nella trasmissione della tecnica e nello svolgimento in sicurezza della pratica, permettendo di esaltare i principi educativi e di miglioramento individuale che caratterizzano la disciplina del kendo. Altro aspetto trattato è l’insegnamento a bambini e ragazzi, nei vari capitoli è sottolineata la distinzione nei due approcci di insegnamento e in particolar modo la raccomandazione di non trattare i bambini come “piccoli adulti”, ma di rispettarne le specificità di apprendimento.
Consigliato? Si, se siete interessati alla didattica nelle arti marziali e siete alla ricerca di spunti per approfondire il vostro bagaglio di conoscenze nell’ambito dell’insegnamento.
Altre letture interessanti sull’insegnamento del Kendo:
Manuale dell’Insegnante di Kendo – Giacomo Cucinotta – Luigi Rigolio
Kendo Approaches for all Levels – Sotaro Honda (ENG)
Cari amici e soci: a seguito della firma del DPCM del 24 Ottobre procediamo con la sospensione dei nostri allenamenti fino al 24 Novembre (data della validità del decreto di cui sopra). Vogliamo però segnalare con una punta di orgoglio che dall’11 giugno abbiamo effettuato 38 allenamenti nel rispetto delle linee guida CSEN-CIK; nel nostro dojo sono passate 33 persone fra soci e interessati e non si sono riscontrati casi di positività. Nell’ambiente dello sport di base siamo da sempre abituati a fare tanto con poco, non abbiamo paura nell’applicare norme e seguire regole. Come sempre raccoglieremo i cocci e ci rimboccheremo le maniche, come sempre faremo del nostro meglio. A presto!

In base al nuovo DPCM (art. 6.f e 6.g) la pratica della nostra disciplina è consentita poiché la Parma Kendo Kai è una A.S.D. affiliata alla Confederazione Italiana Kendo e riconosciuta dall’Ente di Promozione Sportiva CSEN. La Parma Kendo Kai continua la sua pratica nel pieno rispetto della normativa grazie alla palestra Squashinn che dal 2016 ospita i nostri corsi.


La data di inizio del corso si avvicina sempre di più, mancano infatti pochissimi giorni al 1°Settembre e visto che non sarà un anno qualunque, facciamo in questo articolo il punto delle cose da fare per poter partecipare agli allenamenti:
Prima ancora di entrare in dojo:
Durante la pratica:
Sanificazione degli spazi:
Spogliatoio e docce:
Quota per l’anno 2020/2021:
Un titolo immersivo e coinvolgente, non senza difetti

Giappone, 1274.
L’esercito mongolo sbarca sull’isola di Tsushima, per usarla come testa di ponte per l’invasione di tutta l’isola nipponica.
Il jito lord Shimura guida l’esercito dei difensori, ma è chiaro da subito che lo spietato Kothun Khan, comandante delle forze mongole, ha fatto i compiti a casa ed è venuto preparato allo scontro contro l’esercito dei samurai, conoscendo bene le tattiche e la filosofia dei guerrieri giapponesi riesce velocemente a sbaragliarli grazie a tattiche disonorevoli e all’utilizzo della polvere da sparo.
La battaglia per la difesa di Tsushima si risolve in un massacro per l’esercito dei samurai e la cattura di Lord Shimura.
Sopravvissuto allo scontro iniziale, il giovane Jin Sakai, nipote di Lord Shimura, affronta coraggiosamente il Khan nel tentativo di salvare lo zio, ma le cose vanno male e il samurai viene sconfitto, precipitando in mare e ritenuto morto.
Viene invece salvato dalla ladra Yuna, che mossa da interessi personali insegnerà a Jin qualche nuovo trucco per avere la meglio dei mongoli.
Così inizia la storia di Ghost of Tsushima, l’ultimo gioco di Sucker Punch per Playstation 4.
Lo Spettro di Tsushima
Il gioco inizia qui, nei panni dell’affranto Jin Sakai che, riconosciute le deficienze nel codice di condotta dei samurai, dovrà studiare delle nuove tattiche per salvare lo zio, vendicarsi del Khan e cacciare i mongoli via dall’isola.
La trama si dipana per tre atti, la storia è avvincente e ricca di colpi scena, alcuni davvero drammatici, con il giovane Lord Sakai che dovrà trovare alleati e risorse per combattere i mongoli, vivendo al contempo un feroce conflitto interiore per cercare di coniugare il bushido, il severo codice dei samurai che Jin ha imparato a seguire per tutta una vita, e con quello che è necessario fare per sconfiggere i nemici, ovvero usare tecniche disonorevoli per sorprendere gli agguerriti nemici.

Immergersi Nell’Atmosfera e Nel Paesaggio
Appare chiaro fin da subito che il lavoro svolto dagli svilpuppatori è eccellente, il protagonista si muove in un contesto credibile e pulsante di vita.
La mappa da esplorare è enorme, artisticamente molto ispirata, capiterà fin troppo spesso a fermarsi durante una missione o l’esplorazione a fissare a bocca aperta la magnificenza che compare a schermo.
Il Giappone presentato da Sucker Punch è incredibilmente plausibile e vibrante, evidentemente frutto di un accurato studio, non sorprende infatti che il gioco stia andando benissimo proprio in terra nipponica, dove di fatto sembra che venga apprezzata quella che è de facto una dichiarazione d’amore per la cultura giapponese, e non solo quella legata a katane e samurai.
Tutto è integrato sapientemente nel gioco, dalle formali interazioni sociali, le tipiche costruzioni architettoniche, i giardini curati, gli abiti dei personaggi.
I paesaggi suggestivi sono interrotti solo dai campi di battaglia, dagli occasionali corpi massacrati, bruciati, impalati e impicatti agli alberi, un severo monito al giocatore, un memento della ferocia del nemico che siamo chiamati ad affrontare.
Tecnicamente Eccelso
Sebbene non regga il passo con produzioni recenti come ad esempio The Last of Us 2, con cui GoT condivide la finestra di uscita, è dal punto di vista artistico che il gioco di Sucker Punch colpisce nel centro: se sembra inferiore ad un mero conteggio dei poligoni a schermo, tutto è amalgamato con grande maestria, ogni cosa studiata con attenzione per garantire una grande immersività, come ad esempio l’interfaccia utente, poco invasiva e che compare solo nei momenti di bisogno, e alla geniale trovata del vento per indicarci la direzione da seguire per arrivare a destinazione.
Anche per quanto riguarda il combat system è chiaro che il lavoro svolto è più che adeguato, sebbene non sia all’altezza dei soulslike di From Software, è comunque funzionale e fluido, senza arrivare ai livelli di masochismo da testicoli chiusi nel cassetto di Sekiro, ai livelli di difficoltà più elevati costringe il giocatore a sudare le proverbiali sette camice per aver ragione dei gruppi di nemici più affollati.
Il senso di progressione del personaggio regala grande soddisfazione, durante l’avventura potremo infatti raccogliere diversi materiali che serviranno per migliorare armi e armature che sbloccheremo durante il gioco.
Menzione d’onore per le side quest, solitamente relegate a ruolo secondario per allungare il brodo insipido della trama principale, in Ghost of Tsushima diventano invece quasi essenziali da portare a termine, se le quest mitologiche sono importanti per acquisire armature e tecniche devastanti, quelle secondarie degli alleati sono imperdibili per capire i dilanianti drammi vissuti dai comprimari che ci accompagnano nella nostra avventura, come rararamente ci era successo di vedere in titoli del genere.

Non Senza Difetti
Sebbene gestito in maniera impeccabile, è chiaro come l’hardaware PS4 sia ormai al canto del cigno, il campo visivo ad esempio, sebbene l’orografia variegata serva quasi sempre a mitigare i limiti della macchina, ci sono casi, come ad esempio le isole più lontane che sono brutalmente troncate dai limiti del fow. Ci chiediamo se non fosse stato più opportuno evitare di inserirle.
Il terzo atto ci è sembrato un po’ troppo corto se paragonato ai due precedenti, l’impressione è che si sia voluto tagliare troppo bruscamente una storia che fino a quel momento aveva un ritmo ben preciso, e che abbia subito una brusca accellerazione sul finale. Niente di drammatico, ma fastidioso.
Ma il vero grosso difetto di Ghost of Tsushima è nella stessa natura del gioco, il fatto è che la trama viaggi su binari prestabiliti e il giocatore faccia solo da passeggero nel viaggio verso il finale univoco.
Non ci sarebbe dispiaciuto un gioco con finali alternativi, con le scelte del giocatore determinanti al fine della trama, come ad esempio in Infamous: Second Son, sempre di Sucker Punch, con la possibilità di fare di Jin uno shinobi, un samurai, o un mix di entrambi.
Scelta questa che mina anche la rigiocabilità del titolo: una volta ottenuti tutti i trofei sbloccabili, la maggior parte dei quali portando a termine la campagna principale in una cinquantina di ore, non avrete motivo per tenere il gioco ad occupare spazio nel vostro hard disk.

Concludendo
Ghost of Tsushima è una dichiarazione d’amore per il Giappone e la sua cultura: non è un caso che sebbene il gioco sia localizzato in inglese e in italiano, è sicuramente più godibile con l’audio in lingua giapponese, clamorosa anche la possibilità di giocarlo in bianco e nero, con risoluzione volutamente sgranata in omaggio al cinema del grande Akira Kurosawa.
Davvero un peccato che pochi accorgimenti avrebbero potuto portare questo titolo nell’Olimpo della storia dei videogiochi, facendone una pietra miliare.
Anche cosi rimane comunque un titolo godibilissimo, irrinunciabile per chi ama i titoli open world e la cultura giapponese.
Andrea
Se per quanto riguarda la comparativa dell’hakama e dei gi avevamo a disposizione un ventaglio ampio di offerte e tanti concorrenti che si potevano giocare i primi posti in classifica, nella comparativa di oggi vedremo pochi e selezionati partecipanti.
Contesto di scelta:
rientrano nella categoria “entry level” tutti quei set di armatura che rimangono con il prezzo d’acquisto sotto i 400€ (spese di spedizione e dogana incluse). Il mercato di questi bogu ha avuto importanti evoluzioni nel corso degli ultimi anni, affollatissimo intorno al 2013-2018, dove ogni negozio aveva la sua linea entry level sotto i 400€, addirittura a volte sotto i 350€; adesso sono rimasti in pochi ad offrire prodotti in questa fascia.
Come mai? Due sono i motivi principali:
Hakuten, Kurama, Ichi



Ed ecco qui i protagonisti della comparativa: Hakuten da Nine Circles Uk, Kurama da Tozando e il nuovissimo Ichi di Zen Nihon Budogu. Hanno cuciture da 6 mm sulle superfici del men e dei kote esposte agli impatti, che garantiscono l’assorbimento dei colpi in maniera efficace. La scelta questo tipo di cucitura permette al tessuto rinforzato di ammorbidirsi dopo alcuni allenamenti diventando più comodo, ma mano che si adatta alle forme del proprietario. Ampio uso di pelle sintetica nei rinforzi, mentre viene utilizzato il clarino per il palmo dei kote, alternativa più economica alla ben più costosa pelle di cervo. Una differenza costruttiva importante da sottolineare è che il Kurama e Ichi hanno le cuciture diagonali (nanamezashi) sulle “ali” del men, il che facilita la mobilità delle braccia in fase di caricamento. Per avere ques in casa Nine Circles bisogna passare al Defender che è praticamente uguale all’Hakuten, salvo appunto l’avere la cucitura diagonale sulle ali del men (che porta un po’ più in alto il prezzo di vendita)
I kote hanno tutti e tre cuciture da 6mm, ma differiscono nel design della protezione sul dorso della mano. La scelta di Nine circles di utilizzare la neo leather è per dare più longevità alla superfi, mentre gli altri due privilegiano l’orizashi, in virtù di una maggiore mobilità.



A parte le differenza costruttiva di cui sopra le altre sono solamente estetiche, che fanno sembrare i modelli degli store Giapponesi già delle armature di fascia media. L’armatura di Nine circles invece fa della semplicità costruttiva il suo punto di forza, robusta e senza fronzoli, fa quello che deve fare: proteggere e costare poco.
Da aggiungere come merito, la Hakuten arriva già con la sacca e un tenugui inclusi nella confezione. Mentre tutte e tre arrivano fornite di himo e chikawa.
Prezzo:



Ed eccoci arrivati ai prezzi.
RImaniamo con tutti e tre gli articoli in esame sotto i 400€ anche se a livello assoluto il vincitore sul lato economico rimane l’Hakuten di Nine Circles. A livello di finiture invece il set inglese è un passo indietro rispetto a quelli giapponesi, i quali, differiscono fra loro per alcuni dettagli sul tare (in particolare i kakuzashi sull’O-dare) e lo stile nelle decorazioni sul “pugno” dei kote.
(Infatti non ci sarebbe da stupirsi se entrambi venissero dalla stessa fabbrica in Cina o in Vietnam)
Conclusioni
Che dire! Se cercate l’armatura più economica sul mercato andate sicuri con L’Hakuten, se invece potete spendere poche decine di euro in più, vagliate le proposte di Tozando e Zen Nihon Budogu che uniscono alla robustezza anche alcuni particolari estetici un po’ più ricercati.